L’amore vince

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Dopo alcuni mesi di silenzio, finalmente un nuovo articolo! Ho rimandato talmente a lungo questo giorno che ho finito col temerlo. Più il tempo passava più mi risultava faticosa l’idea di riprendere a scrivere. Anche in questo stesso momento mi sento affaticato nel cercare di depositare, in un unico post, tutto il disordine che ho nella mente. Ma non potevo più rimandare, questo sforzo lo devo a me stesso. E poi si tratta di un disordine di cose belle; cose che negli ultimi mesi hanno riempito la mia vita di emozioni intense, generando anche molta ansia, ma facendomi sentire sempre più innamorato della vita. A febbraio ho terminato la mia formazione come counselor ottenendo l’abilitazione che mi sono sudato in tre anni di levatacce alle 5 del mattino e termos di caffè consumate prima dell’alba durante i lunghi viaggi in macchina. È stata una soddisfazione immensa discutere una tesi che ho scritto con un impegno che ho messo in poche altre cose! Quando la direttrice della scuola mi ha stretto la mano, congratulandosi per il mio lavoro e proponendomi di pubblicarne una sintesi su una rivista scientifica, mi sono sentito pienamente ricompensato della fatica fatta. Il giorno dopo ho iniziato ha impacchettare la mia vita negli scatoloni recuperati al supermercato vicino casa per il trasloco. Un trasloco che non ho vissuto a cuor leggero. Lasciare il nido che mi ha accolto per anni, dove ogni dettaglio raccontava qualcosa di noi, con tanti pezzi di vita incorniciati e appesi alle pareti, mi ha spezzato il cuore. Ma avevamo bisogno di più spazio, di più respiro. Ci ha accolti una splendida mansarda in stile parigino, che in poco tempo ha saputo farci sentire nuovamente a casa. Una casa che la scorsa domenica ci ha visti svegliare e iniziare a prepararci con gli occhi pieni di emozione per il nostro matrimonio. Ebbene sì! Kino e Gino, allo stato attuale, sono due novelli sposini col cuore gonfio di gioia! Non ho condiviso quasi nulla dei preparativi che ci hanno portato a coronare il nostro sogno d’amore, ho voluto prendermi una pausa. Volevo godermi i dettagli, doveva essere una cosa solo nostra! Ma chi legge il nostro blog ora deve sapere che ce l’abbiamo fatta. La nostra quotidianità fatta di cose semplici, di cornetti caldi e tovaglie macchiate di caffè, di calzini spaiati e lunghi abbracci, di cioccolato al latte e massaggi ai piedi, di chiacchierate notturne sul nostro sentire in questo mondo imperfetto, si è trasformata in un’importante progetto di vita insieme. Lo stato non riconosce ancora (ma dovrebbe trattarsi di pochi giorni) l’impegno che abbiamo preso, ma il valore della nostra promessa d’amore supera qualsiasi vincolo burocratico. Ci è voluto parecchio tempo per organizzare la nostra giornata, affinché ogni dettaglio ci rappresentasse e raccontasse qualcosa di noi. Non ho mai preteso potesse essere la giornata più bella della mia vita, credevo fosse uno di quei cliché ormai superati, ma invece lo è stata. È stato tutto talmente autentico; i sorrisi, gli abbracci, le lacrime di commozione quando l’uno davanti all’altro abbiamo rinnovato la promessa di volerci stare accanto per sempre. Le parole delle nostre testimoni, amiche preziose e compagne di vita che ci hanno visti crescere insieme, condividendo con noi le contraddizioni di questo mondo imperfetto. Ci siamo presi per mano circondati da persone gentili, con un animo ricco; le persone che abbiamo scelto di accogliere nelle nostre vite e che ci hanno accolti nelle loro con un affetto che quasi mi sembra di non meritare. A rendere perfetta la nostra giornata è stato semplicemente l’amore, presente in ogni gesto, nei dettagli, nel vento che faceva danzare le margherite. Provo così tanta gratitudine! Ora inizia un nuovo capitolo della nostra vita insieme, e siamo pronti ad accogliere tutto quello che la vita ha in serbo per noi con la pace nel cuore. L’amore vince, vince sempre. Questa è la mia unica certezza.

Kino

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E non lotterò mai per un compenso,

Lotto per amore, lotterò per questo.

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Video: Origami Videography

La verità: una ricetta facile

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Ho l’impressione che sia sempre più diffusa l’abitudine a pensare che certi concetti, ritenuti in passato delle grandi conquiste per l’umanità, non possano più essere rivendicati perché diventati troppo inflazionati. Se ci si prova si viene subito tacciati come moralisti o buonisti, in modo mortificante, come se essere buoni e avere una morale fossero cose spregevoli. Eppure certi traguardi di civiltà sono stati raggiunti attraverso battaglie che sono costate non poca fatica e sacrificio a chi se ne è fatto promotore! Non sarebbe dunque giusto poterli celebrare con gioia senza che qualcuno senta puzza di muffa? Oltretutto i fatti di cronaca dimostrano che tutti quei valori che riguardano la libertà di esprimere se stessi e indirizzare il proprio amore verso chi la natura ci spinge, sono in questo momento meno banali che mai. Anzi! Sono schiacciati dal pregiudizio, dall’arroganza di chi si sente in diritto di esternare giudizi e sentenziare sulla vita altrui, mosso da convinzioni illegittime, frutto di semplice ignoranza. Oggi gli slogan che si leggono sui cartelli dei gay pride sono praticamente delle perle di filosofia…apparentemente elementari, ma che di fatto racchiudono delle verità meravigliose e per niente banali nella loro semplicità: “È l’amore che fa una famiglia”, “L’amore non fa paura”, “Sei quello che sei. E sei meraviglioso così!”, “Solo il cuore può dirti chi devi amare”…. Tutte queste frasi, gridate in coro per liberarsi verso il cielo, dopo essere state prigioniere nei cuori di chi finalmente riesce a dare loro voce senza il timore di sembrare “antico”, sono semplice espressione di umanità! La verità è sempre qualcosa di chiaro e semplice, come l’acqua; la menzogna ha bisogno di mistificare, nascondere, strumentalizzare… I più grandi portatori sani di verità sono i bambini! Ah, ne avremmo da imparare da loro. Hanno un canale diretto che porta dal cuore alle labbra, senza passare per la testa.
Nei secoli un’infinità di persone sono state vittime di matrimoni combinati, per interesse economico, per ceto sociale, per tradizione… Ed oggi non ci si può sentire in diritto di gridare a gran voce che il matrimonio si fonda sull’amore?! Io non ci sto! L’amore tutela le coppie, tutela i bambini, rende liberi… E non è questione di essere ingenui o romantici! Chi sostiene che una famiglia, per essere definita tale, deve rispettare certi canoni, perché l’amore non basta… Beh, mi spiace dirlo, ma non ha capito nulla! L’amore basta, quando c’è! Fa molto più di quanto le tradizioni e gli schemi credono di poter fare! A me pare così chiaro! Come un raggio di sole che buca una nuvola. Citando Kurt Vonnegut “Bisogna essere buoni, cazzo!”. Questo è! Chi ha la bontà nel cuore sa rendere libere le persone che gli stanno accanto. Rende il mondo un posto migliore. E questa è la più grande è semplice delle verità.

Per chi non fosse ancora stanco di leggere, condivido qui sotto un estratto di Ivan Cotroneo dal libro “Le cose cambiano”. Amo visceralmente questo testo! E’ uno di quei brani da tenere nel cassetto del comodino, per poi dimenticarsi che sia lì ed imbattercisi per caso cercando un’aspirina. E’ molto più terapeutico!

In realtà potrebbe essere tutto molto semplice. Come in un teorema, o in un ragionamento di logica elementare.

A: Amare ed essere amato è l’unica cosa per cui valga la pena vivere.

B: Non puoi amare e non puoi essere amato se non lasci che gli altri ti conoscano per quello che sei.

C: Se non lasci che gli altri ti conoscano per quello che sei, in questa vita non amerai veramente e nessuno ti amerà.

Vorresti mai ritrovarti in un posto che somiglia al punto C?

Che senso ha vivere, se non puoi abbandonarti tra le braccia di qualcuno, amico, marito, moglie, amante, fidanzato, fratello, che sa quello che sei?

Non c’è altra strada. Non è una vera scelta. Nascondersi non è un’opzione, perché essere infelici o scegliere di non essere amato e di non amare non può essere un’opzione.

Però uscire allo scoperto ti fa paura. Perché vivi in un paese, e in un mondo, in cui ti arrivano, continuamente e da ogni direzione, messaggi che dicono essenzialmente questo: se sei gay, nessuno ti amerà. Non i tuoi amici, non i tuoi genitori, non i tuoi parenti, non le persone che incontrerai sulla tua strada. Se sei gay, se ammetti di essere gay, la tua vita sarà più difficile, più faticosa. Sarai discriminato. È un argomento che ti viene ripetuto, impossibile da ignorare, difficile da mettersi alle spalle. E mi indigna che nel paese in cui vivo, oggi, nell’anno 2013, un omosessuale venga discriminato in mille modi diversi, alcuni violentemente palesi. In particolare mi indignano gli insulti criminali che volano verso chi non ha ancora le spalle forti per sorreggerli. Gli scherzi, anche quelli apparentemente innocenti, che hanno come oggetto, ma sarebbe meglio dire come vittima, chi sta ancora cercando di capire chi è veramente.

Credo che buona parte del mio lavoro di narratore di storie tenga ben presente questa situazione, e si muova da questa indignazione. Credo che molte delle cose che ho scritto cerchino di dire: non sei solo.

Questa volta, in queste righe, ho l’occasione di dirlo direttamente.

Non sei solo.

Siamo in tanti. Siamo qui.

Si fa una gran fatica a conoscersi, si fa una grandissima fatica ad ammettere i propri desideri e le proprie passioni, specie se non sono condivise dalla maggioranza delle persone, specie se alcune di quelle persone ti fanno sentire che i tuoi desideri e le tue passioni sono sbagliate.

Come molti, anche io ho avuto paura. Come molti, per un periodo della mia vita mi sono nascosto, prima di tutto a me stesso. Come molti, ho sofferto.

Eppure a un certo punto le cose cambiano, in effetti, e cambiano in meglio. E cambiano solo quando smetti di avere paura, quando porti quello che sei agli altri. Solo allora, diventa tutto migliore. Non necessariamente più facile, almeno non subito, ma migliore per te.

Ci sarebbero decine di analogie o metafore da usare: quando smetti di fingere, prima di tutto con te stesso, diventi più leggero. Cammini senza un peso sulle spalle. Smetti di andare a dormire con la sicurezza di stare ingannando gli altri e soprattutto te stesso. Vivi per la prima volta. Richiede coraggio, a volte molto coraggio. Ma ripaga tantissimo.

Non ci sono tante scelte. Io volevo disperatamente amare, e volevo essere amato, e quando ho smesso di fingere di essere un’altra persona ho potuto almeno iniziare a provarci.

Non ti viene voglia di cominciare subito? E di farlo sapere al mondo, che hai intenzione di amare e di essere amato, e di lottare per questo?

Perché, in questo caso, ti aspetta il punto D di quell’elementare ragionamento logico dell’inizio.

Eccolo qui.

D: Se lasci che gli altri ti conoscano per quello che sei, allora amerai e sarai amato. Il punto D non è solo un punto, o la quartultima riga di questo testo. È la tua vita, e ti sta aspettando.

Kino

La storia di Satine

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– Cosa facciamo adesso?
– Un castello di sabbia!
– Uhm…e se facessimo una sirena?
– Una sirena???
– Sì.
– Ma siamo capaci?
– Proviamo!

Non eravamo del tutto convinti ma iniziammo.

Spiaggia di San Vincenzo, tardo pomeriggio di inizio giugno. Poco prima avevamo fatto a gara per arrivare a nuoto ad una boa,ed io mi ero convinto che mi stava venendo una congestione in mare aperto… “sei il solito paranoico, nuota!”. Stranamente, in quell’occasione era stato sufficiente un suo sfottò per convincermi che era tutto a posto, ed eravamo arrivati alla boa. Poi per prudenza (paranoia, direbbe lui) siamo rientrati subito alla spiaggia per riscaldarci al sole.

Iniziammo ad ammonticchiare la sabbia, modellando la forma del corpo. Kino si dichiarò incompetente sul seno e lasciò l’incarico a me, dedicandosi al viso. Mentre risolvevo il problema della manicure, lui tirò fuori un’idea geniale per l’acconciatura. Provai ad abbozzare la coda ma mi venne sciatta, da pesce rosso. Intervenne: doveva essere una coda da gran sera, di quelle con la biforcazione, come si addice a una sirena regale. E così la fece. Mentre il sole calava sul mare, pian piano una sirena spiaggiata emergeva dalla sabbia e dalle nostre mani, bella nella luce del tramonto come nessuno avrebbe potuto aspettarsi.

– E’ stupenda!
– Come la chiamiamo?
– Satine.

Non avevo colto la citazione, ma andava bene. Andava bene tutto quello che diceva Kino. E poi il nome mi piaceva. Satine è la protagonista di Moulin Rouge, uno dei suoi musical preferiti.

La sirena Satine ha una storia malinconica: fu esiliata dal mare e punita con la morte per aver amato chi non poteva. Per questo, decidemmo di scrivere accanto a lei, in bella grafia sulla sabbia (ed è stata la parte piu’ faticosa!):

L’importante è aver amato…

Poi andammo a cena al ristorante più vicino, che era un po’ troppo lussuoso per i nostri bermuda e infradito, e gli asciugamani nei sacchetti di plastica del supermercato. All’inizio non volevano farci sedere, ma poi si sono convinti e ci hanno dato un tavolo: una splendida vista sul mare, due spiedini di frutti di mare e un conto da 40 euro a testa… (in effetti abbiamo preso anche un ottimo prosecco e un dolce al cucchiaio, ma perché non esagerare quando c’è ragione di farlo?).

Quando tornammo sulla spiaggia per montare la tenda, era già buio e Satine era sparita, riportata al mare dalle carezze delle onde. Vegliammo per un po’ su di lei, guardando le stelle e parlando di sogni. Forse non ce ne eravamo ancora accorti, ma ci eravamo innamorati.