Mondo, questo ti dico…

Questo mese Enrica ci chiede di fare sentire la nostra voce al mondo. Senza filtri, senza falsi perbenismi, senza retorica. Io ne approfitto per togliermi un sassolino dalla scarpa, senza polemica, che lo sapete, non mi appartiene, ma con la dovuta sincerità. Il mio non è un grido, più un invito a cambiare prospettiva. Ho inserito nel mio mondo il verso di una canzone di Cesare Cremonini: “Gli uomini e le donne sono uguali”. Un verso a cui non è necessario attribuire una profondità filosofica, ma che, come spesso fanno i principi tacciati per banali, esprime una verità che banale non lo è affatto. Quello che vorrei dire al mondo è che sono stanco dei cliché, delle categorie, dei compartimenti stagni. Non mi stancherò mai di predicare che dovrebbe essere celebrata l’unicità delle persone, aldilà del loro sesso. Che il percorso di ognuno è unico e prezioso, come lo sono i suoi gusti e il modo di esprimersi. Di libertà si tratta, e ce ne vuole di più. Le donne si stanno conquistando il diritto ad affermarsi senza percorrere necessariamente quella strada scandita da tappe irrinunciabili che viene proposta come l’unica degna di essere battuta. Ed io mi schiero al loro fianco. Mi schiero al fianco di chi sceglie la libertà, di essere mamma, imprenditrice o entrambe le cose. Perché le possibilità per essere felici sono infinite. Ognuno dovrebbe conoscere la propria verità, e coltivarla a dispetto di tutti i vincoli culturali che ci vorrebbero schiavi di modelli  ormai sorpassati. Ogni volta che ricevo l’e-mail di una delle creative che seguo che inizia con un “Carissima Patrik” mi faccio delle domande. Sia chiaro, non è il “carissima” a infastidirmi. È che quell’aggettivo declinato al femminile messo accanto al mio nome, è impregnato di un messaggio. Molto chiaro e semplice: questa è una cosa da femmine. Mi viene costantemente ricordato di essere una minoranza e che, in qualche modo, è insolito che io abbia certe velleità. Le donne questo lo hanno subito per molto tempo, e sgomitando stanno ancora cercando di conquistarsi il diritto a non essere confinate in un ruolo rigido e statico. Quindi mi si potrebbe dire “almeno capisci cosa si prova!”. Ed io ci sto. Non mi lamento. Ma penso, questo si, che sarebbe bello non far mai sentire le persone “sbagliate”. Non insinuare in loro il dubbio che ci sia qualcosa che non va nel loro modo di esprimersi, purché rispettoso del prossimo. Spesso mi capita di sentire delle donne accusare gli uomini di scarsa sensibilità. Ma poi, quando uno ne manifesta più di quanto gli venga culturalmente concesso, viene deriso. “Io voglio un vero uomo!”, “Un uomo dev’essere virile”. Beh, io ve lo dico, anche per noi maschietti non è facile a volte. Ne abbiamo parecchie di aspettative sociali da soddisfare, molto scomode a volte. Forse la direzione giusta sarebbe quella di non focalizzarsi sulle differenze, come ho invece l’impressione stia accadendo. Tempo fa mi sono imbattuto in un post che pubblicizzava un corso sull’imprenditoria femminile e mi sono detto: “Ma perché non possono fare un corso sull’imprenditoria e basta, senza attribuirle un genere? Poi si iscriverà chi gli pare!”. Io credo che la soluzione potrebbe essere quella di smettere di fare a gara a chi è migliore, a chi può eccellere in un settore piuttosto che in un altro, a chi è più portato per la creatività piuttosto che per l’elettronica. Semplicemente impariamo a stare insieme, senza ghettizzarci, rispettandoci come persone prima che come uomini o donne. Tutti e tutte meravigliosi/e nella nostra unicità! Questo vorrei dirti mondo! 🙂

Lacrime e germogli

Nel mese di marzo, come ci ricorda Enrica nel suo post, siamo in balia degli umori dei cielo, e dei nostri. A volte piove, altre splende il sole. Fuori e dentro. Forse è il passaggio tra una stagione e l’altra a scuoterci; forse la primavera che si avvicina mette davvero in subbuglio gli ormoni. Fatto sta che le emozioni sono ingombranti, a volte scomode. Vorremmo liberarcene, avvolgerci in una coperta di lana che ci faccia da crisalide fino a maggio, mese in cui il cielo è più generoso d’azzurro e di sole. Ma il letargo non è la soluzione. Quelle emozioni scomode vanno accolte e liberate. Ci fanno sentire fragili, ci rendono meno padroni di noi stessi. Ma io credo che l’autocontrollo come virtù sia decisamente sopravvalutato. Le emozioni non sono buone o malvagie, giuste o sbagliate. Hanno tutte il diritto di manifestarsi. Esprimono i nostri bisogni emotivi, le fragilità con cui dobbiamo imparare a convivere. Sono amiche, e si sa, gli amici veri, quelli più sinceri, a volte danno noia. Ci costringono a confrontarci con noi stessi,  a togliere la testa da sotto la sabbia e guardare il sole. Accecante i primi minuti, dà fastidio. Ma poi gli occhi si abituano; li si socchiude il tanto che basta e ci si gode la sua carezza tiepida sulle guance. Più si combattono, le emozioni, più assumono la forma di demoni invincibili. Se le si abbraccia iniziano a sorridere.

Questo mese il free printable di Piccoli Gesti mi ha portato a riflettere sul mio rapporto con le emozioni, ma la proposta di Enrica lascia spazio a interpretazioni diverse. Scaricate la sua meravigliosa illustrazione e trovate la vostra!

Io ho realizzato per voi delle nuove Take Care Cards. Se vi va potete stamparle, fotografarle e pubblicare i vostri scatti utilizzando gli hashtag #PiccoliGesti2017, #IlLatoFresco e #LacrimeBuone. Mi auguro vi aiutino a ricordare che le emozioni non fanno paura. Le lacrime non fanno paura. Se lasciate libere, fanno bene al cuore, generano nuovi germogli. 

Vi abbraccio 🙂

A paper dream

SAMSUNG CAMERA PICTURES

Durante il fine settimana che ci siamo lasciati alle spalle ho avuto l’opportunità, per la primissima volta, di esporre le mie illustrazioni. Non potete capire l’emozione! Toccare con le dita la carta che le ha ospitate, sentirne il profumo…ho davvero avuto la sensazione che prendessero vita! Attraverso lo schermo del PC non avevano mai sprigionato tanta bellezza! La grammatura della carta sotto i polpastrelli, l’inchiostro lucido di stampa fresca, mi hanno permesso di vederle e sentirle come fosse stata la prima volta. Mi sono sentito così orgoglioso! Orgoglioso d’aver vinto quella timidezza che per tanto tempo mi ha inibito dal mostrarle al mondo.

I miei personaggi hanno tutti una loro storia, e nel contempo raccontano la mia. Esprimono la delicatezza con cui cerco di farmi spazio in questo mondo disordinato, imperfetto, dove le cose belle vanno scovate. È iniziato tutto poco più di una settimana fa, quando Gino è rientrato scodinzolante con un volantino (non è il cane, è il mio neo maritino, ma l’entusiasmo con cui porta buone nuove è quello di un cocker che riporta una pallina da tennis!). Il flyer pubblicizzava la manifestazione “Una strada, cento artisti”, che avrebbe ospitato nel weekend artisti di diverso genere, proprio nel paese dove viviamo. “Prova a chiamare! Magari riescono ad inserirti!”, “Ma figurati, sarà una cosa organizzata da tempo…che faccio? Chiamo una settimana prima? Si metteranno a ridere!”. Il pessimismo cosmico che fa a braccetto con le mie insicurezze stava tentando di boicottarmi, ma l’insistenza e l’entusiasmo cockeriano di Gino hanno avuto la meglio, e alla fine ho fatto quella chiamata. Qualcuno deve aver rinunciato all’ultimo, e si era liberato un posto proprio nella piazza principale del paese. Avevamo una settimana di tempo per produrre tutto ciò che ci sarebbe servito per raccontare le mie illustrazioni, trasferendole dallo schermo del PC ad una più accogliente dimora cartacea. Le idee non mancavano, ma il tempo era tiranno. Abbiamo fatto le due del mattino quasi ogni sera, litigato con stampanti poco fedeli ai colori e consumato lame di taglierino come non ci fosse un domani…ma alla fine ci siamo ritrovati tra le mani un vero tesoro! Ah, quanto amo la carta!

SAMSUNG CAMERA PICTURES

SAMSUNG CAMERA PICTURES

Le cartoline e i segnalibri che abbiamo realizzato sono una fonte d’orgoglio! E le cornici, scelte con cura, hanno accolto i miei personaggi dando loro un’importanza a cui non erano stati abituati; gliel’ho letta nello sguardo la fierezza! Qualche nube ha minacciato la loro essenza delicata, fatta di carta e di inchiostro, solo per i più fortunati protetta dal pannello di vetro, ma alla fine un sole coraggioso ha ribaltato le previsioni e ci ha concesso di presentarli ai passanti. Sorrisi inconsapevoli  appena accennati, occhi traditori di uno stupore delicato, dita timide che cercavano la carta… I primi complimenti, le commissioni, il desiderio più o meno espresso di conoscere la storia dei miei tratti, dei miei colori, della mia poesia.

Sento ancora il cuore gonfio di gioia ed emozione! Per la prima volta sento di credere davvero, fino in fondo, in un progetto. E non perché penso mi porterà a chissà quali risultati, ma perché mi fa sentire di aver imboccato la strada giusta, mi permette di essere fedele a me stesso, di coltivare ciò che mi fa stare bene. È una sensazione che non ha nulla a che fare con il successo, con il numero di follower su Instagram, o con la quantità di commissioni che ricevo in una settimana. Semplicemente mi permette di non sentirmi braccato dalle insicurezze, come se avessi aperto la porta di una gabbia in cui io stesso mi ero rinchiuso con l’illusione di proteggermi. Ora sono pronto ad uscire, con il cuore tra le mani ed ancora tante paure da affrontare, ma con la sincera convinzione di aver imparato a nutrire un’animo affamato di sogni, di speranze, di vita.

Kino