Lacrime e germogli

Nel mese di marzo, come ci ricorda Enrica nel suo post, siamo in balia degli umori dei cielo, e dei nostri. A volte piove, altre splende il sole. Fuori e dentro. Forse è il passaggio tra una stagione e l’altra a scuoterci; forse la primavera che si avvicina mette davvero in subbuglio gli ormoni. Fatto sta che le emozioni sono ingombranti, a volte scomode. Vorremmo liberarcene, avvolgerci in una coperta di lana che ci faccia da crisalide fino a maggio, mese in cui il cielo è più generoso d’azzurro e di sole. Ma il letargo non è la soluzione. Quelle emozioni scomode vanno accolte e liberate. Ci fanno sentire fragili, ci rendono meno padroni di noi stessi. Ma io credo che l’autocontrollo come virtù sia decisamente sopravvalutato. Le emozioni non sono buone o malvagie, giuste o sbagliate. Hanno tutte il diritto di manifestarsi. Esprimono i nostri bisogni emotivi, le fragilità con cui dobbiamo imparare a convivere. Sono amiche, e si sa, gli amici veri, quelli più sinceri, a volte danno noia. Ci costringono a confrontarci con noi stessi,  a togliere la testa da sotto la sabbia e guardare il sole. Accecante i primi minuti, dà fastidio. Ma poi gli occhi si abituano; li si socchiude il tanto che basta e ci si gode la sua carezza tiepida sulle guance. Più si combattono, le emozioni, più assumono la forma di demoni invincibili. Se le si abbraccia iniziano a sorridere.

Questo mese il free printable di Piccoli Gesti mi ha portato a riflettere sul mio rapporto con le emozioni, ma la proposta di Enrica lascia spazio a interpretazioni diverse. Scaricate la sua meravigliosa illustrazione e trovate la vostra!

Io ho realizzato per voi delle nuove Take Care Cards. Se vi va potete stamparle, fotografarle e pubblicare i vostri scatti utilizzando gli hashtag #PiccoliGesti2017, #IlLatoFresco e #LacrimeBuone. Mi auguro vi aiutino a ricordare che le emozioni non fanno paura. Le lacrime non fanno paura. Se lasciate libere, fanno bene al cuore, generano nuovi germogli. 

Vi abbraccio 🙂

Di fiori e di film che raccontano chi sono

Quando si strappa il foglio con il mese di febbraio dal calendario, sembra che la primavera gridi “Eccomi!”. Poco importa che manchi ancora qualche settimana al suo inizio ufficiale. Si ha la percezione che sia proprio dietro l’angolo, nascosta nei primi germogli timidi che sfidano la fine dell’inverno. Quei germogli non impreziosiscono solo gli alberi e le piante. Germoglia dentro di noi anche la voglia di uscire a cercare nuovi stimoli, nuovi incontri, energia creativa. Il divano e l’abbonamento a Netflix hanno fatto il loro dovere nei mesi passati, non c’è nulla di cui rammaricarsi. Ma ora la bicicletta con le ruote sgonfie abbandonata sotto le scale sembra abbia ritrovato il brio che le era stato sottratto dal freddo. Il sole è una carezza tiepida. Bisogna gonfiare quelle ruote, e partire. È tempo di prendersi cura di quei germogli che sono i nostri progetti, per farli sbocciare.

Ho lavorato ad una nuova collezione che raccontasse qualcosa in più su chi sono e da dove vengo. Ho cercato di ricordare, e mi è riuscito senza troppa fatica, di quel bambino a cui piacevano il profumo d’erba e il cielo. Un bambino a cui piaceva stare da solo, perché da solo poteva abbandonarsi a quelle suggestioni difficili da condividere con gli altri bambini. Ho cominciato a coltivare la mia malinconia da piccino, forse per questo ci sono tanto affezionato. Ricordo che mi piacevano i fiori. Ce n’erano tanti in campagna, nel prato vicino alla casa dei nonni. Mi sembravano così vivi, con tutti quei colori, e quel germogliare e sfiorire secondo le stagioni. Li raccoglievo, ma non volevo morissero. Iniziai a metterli tra le pagine di grossi libri, vocabolari per lo più. Li utilizzavo come fossero una pressa per seccarli. In questo modo mi sembrava continuassero a vivere, ad essere belli. Non andavano sprecati. Era il modo in cui riuscivo a ritagliarmi un mio spazio. I fiori sono silenziosi; la loro compagnia mi distraeva dal chiasso che facevano nella mia testa le parole di chi diceva che avrei dovuto giocare a pallone, che i maschi fanno così.

Ho sempre avuto una sensibilità scomoda, più per gli altri che per me. Lo stare da solo mi ha concesso tante possibilità. Ho iniziato a scrivere. Avevo letto un romanzo per ragazzi in cui una bambina fuggiva di casa, non ricordo per quale motivo. Ricordo poco di quel romanzo per la verità. Però so che quella bambina leggeva dei romanzi scritti da un personaggio misterioso, che voleva rimanere sconosciuto ai suoi lettori. Il suo pseudonimo era Vellutato Pesca, perché tutte le copertine dei suoi libri erano color pesca e rivestite di velluto. Rimasi così affascinato dall’idea di questo personaggio. Nessuno sapeva chi fosse, a lui non importava la fama, ne l’approvazione della gente. Voleva solo poter fare quello che amava, da solo, in pace. Mi sembrò che non fosse poi così importante non festeggiare i compleanni insieme a decine di altri bambini. Avevo pochi amici, bastavano. Per il resto c’erano tante passioni a farmi compagnia. Il cinema era una di queste. I film li divoravo, di ogni genere, anche poco adatti alla mia età talvolta. Mi piacevano le storie, tutte le storie. Mi piacevano i personaggi buoni e stralunati, con il cuore gentile, che magari avevano sofferto ma riuscivano a conservare un animo generoso. Sono riuscito ad arrivare al dunque, alla ragione per cui ho iniziato a scrivere questo post. Non avevo idea che avrei finito col raccontarvi tanto di me, volevo solo parlare di quanto mi piacesse guardare i film da ragazzino. A volte si arriva all’obiettivo percorrendo una strada del tutto inaspettata. Ma torniamo ai film.

Ce ne sono tre a cui sono particolarmente affezionato, legati alla mia infanzia e alla mia adolescenza. Tutti hanno come protagonista principale personaggi femminili molto diversi tra loro. Siete curiosi? Ve li svelo uno per volta!

Il primo è Tutti insieme appassionatamente. Come si fa a non voler bene a Maria? Mi ci immaginavo così bene tra i figli del capitano Von Trapp a cantare in mezzo ai prati “Do Re Mi”. Andavo ancora alle elementari e ho consumato la videocassetta da quante volte l’ho guardata.

Il secondo film è Mary Poppins. Stessa attrice (del resto Julie Andrews è una certezza), personaggio completamente differente. Anche Mary era una tata. Quella che tutti avremmo voluto avere. Così allegra, ma anche severa e misteriosa. E con quel velo di malinconia…Da dove arriva? Chi è davvero? Ah, ma che importa! Ha un ombrello con la testa di un pappagallo che parla. Non serve farsi troppe domande.

Il terzo film lo vidi durante i primi anni delle scuole superiori: Colazione da Tiffany. Holly Golightly è la vicina di casa che nessuno vorrebbe avere. Uno di quei personaggi che risultano adorabili oltre lo schermo ma che probabilmente sarebbero piuttosto irritanti ad averci a che fare nella vita vera. Ma la sua fragilità, la paura dei legami, un passato ingombrante, la rendono così vera. Ci si sente vicini a lei. Forse perché in fondo tutti abbiamo avuto paura che il cuore potesse non riprendersi dopo essere stato calpestato. Mi fece affezionare molto ad Audrey Hepburn. Negli anni successivi vidi tutti i suoi film.

A questi tre personaggi, o meglio a questi tre film, ho voluto dedicare alcune illustrazioni della nuova collezione. Mi auguro davvero possano piacervi! A breve saranno disponibili tanti nuovi articoli nello shop ma ci tenevo a raccontarvi in anteprima le radici di questa ispirazione. Fatemi sapere se vi sono piaciute!

Kino

A paper dream

SAMSUNG CAMERA PICTURES

Durante il fine settimana che ci siamo lasciati alle spalle ho avuto l’opportunità, per la primissima volta, di esporre le mie illustrazioni. Non potete capire l’emozione! Toccare con le dita la carta che le ha ospitate, sentirne il profumo…ho davvero avuto la sensazione che prendessero vita! Attraverso lo schermo del PC non avevano mai sprigionato tanta bellezza! La grammatura della carta sotto i polpastrelli, l’inchiostro lucido di stampa fresca, mi hanno permesso di vederle e sentirle come fosse stata la prima volta. Mi sono sentito così orgoglioso! Orgoglioso d’aver vinto quella timidezza che per tanto tempo mi ha inibito dal mostrarle al mondo.

I miei personaggi hanno tutti una loro storia, e nel contempo raccontano la mia. Esprimono la delicatezza con cui cerco di farmi spazio in questo mondo disordinato, imperfetto, dove le cose belle vanno scovate. È iniziato tutto poco più di una settimana fa, quando Gino è rientrato scodinzolante con un volantino (non è il cane, è il mio neo maritino, ma l’entusiasmo con cui porta buone nuove è quello di un cocker che riporta una pallina da tennis!). Il flyer pubblicizzava la manifestazione “Una strada, cento artisti”, che avrebbe ospitato nel weekend artisti di diverso genere, proprio nel paese dove viviamo. “Prova a chiamare! Magari riescono ad inserirti!”, “Ma figurati, sarà una cosa organizzata da tempo…che faccio? Chiamo una settimana prima? Si metteranno a ridere!”. Il pessimismo cosmico che fa a braccetto con le mie insicurezze stava tentando di boicottarmi, ma l’insistenza e l’entusiasmo cockeriano di Gino hanno avuto la meglio, e alla fine ho fatto quella chiamata. Qualcuno deve aver rinunciato all’ultimo, e si era liberato un posto proprio nella piazza principale del paese. Avevamo una settimana di tempo per produrre tutto ciò che ci sarebbe servito per raccontare le mie illustrazioni, trasferendole dallo schermo del PC ad una più accogliente dimora cartacea. Le idee non mancavano, ma il tempo era tiranno. Abbiamo fatto le due del mattino quasi ogni sera, litigato con stampanti poco fedeli ai colori e consumato lame di taglierino come non ci fosse un domani…ma alla fine ci siamo ritrovati tra le mani un vero tesoro! Ah, quanto amo la carta!

SAMSUNG CAMERA PICTURES

SAMSUNG CAMERA PICTURES

Le cartoline e i segnalibri che abbiamo realizzato sono una fonte d’orgoglio! E le cornici, scelte con cura, hanno accolto i miei personaggi dando loro un’importanza a cui non erano stati abituati; gliel’ho letta nello sguardo la fierezza! Qualche nube ha minacciato la loro essenza delicata, fatta di carta e di inchiostro, solo per i più fortunati protetta dal pannello di vetro, ma alla fine un sole coraggioso ha ribaltato le previsioni e ci ha concesso di presentarli ai passanti. Sorrisi inconsapevoli  appena accennati, occhi traditori di uno stupore delicato, dita timide che cercavano la carta… I primi complimenti, le commissioni, il desiderio più o meno espresso di conoscere la storia dei miei tratti, dei miei colori, della mia poesia.

Sento ancora il cuore gonfio di gioia ed emozione! Per la prima volta sento di credere davvero, fino in fondo, in un progetto. E non perché penso mi porterà a chissà quali risultati, ma perché mi fa sentire di aver imboccato la strada giusta, mi permette di essere fedele a me stesso, di coltivare ciò che mi fa stare bene. È una sensazione che non ha nulla a che fare con il successo, con il numero di follower su Instagram, o con la quantità di commissioni che ricevo in una settimana. Semplicemente mi permette di non sentirmi braccato dalle insicurezze, come se avessi aperto la porta di una gabbia in cui io stesso mi ero rinchiuso con l’illusione di proteggermi. Ora sono pronto ad uscire, con il cuore tra le mani ed ancora tante paure da affrontare, ma con la sincera convinzione di aver imparato a nutrire un’animo affamato di sogni, di speranze, di vita.

Kino