Questione di scelta? A volte no…

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Recenti riflessioni mi hanno portato ad interrogarmi su quanto potere di scelta esercitiamo su noi stessi nel corso di una vita intera. Quando siamo davvero padroni delle nostre scelte? Quando invece siamo involontariamente condizionati dalla nostra emotività piuttosto che dai nostri limiti? Ma soprattutto, siamo consapevoli che spesso quella che consideriamo una libera scelta è invece l’unica possibilità che abbiamo di approciarci ad una data situazione considerate le nostre risorse e le nostre difficoltà? Abbiamo spesso la presunzione di considerarci più padroni di noi stessi di quanto non siamo in realtà. E questo scaturisce sensi di colpa terribilmente frustranti. Ma chi la fa davvero da padrone? Soltanto la nostra volontà? Od è semplicemente ciò che siamo a determinare le nostre decisioni, indipendentemente da quello che vogliamo? Anche nel giudicare le scelte degli altri ci ritroviamo spesso a non considerare questo fattore. Ovvero che ognuno fa il meglio che può, con le risorse che ha a disposizione ed in relazione al proprio vissuto. L’assumere comportamenti profondamente dannosi per se stessi talvolta non è il frutto di una totale mancanza di raziocino o di tendenze masochiste, ma semplicemente la necessità di trovare una via di fuga, il bisogno inconscio di esternare un disagio, l’incapacità di affrontare in altro modo le proprie fragilità, le insicurezze, il dolore. Il Dolore. Forse è proprio il Dolore che nella maggior parte dei casi veicola quelle che definiamo impropriamente “scelte”. Ma scelte non sono. Sono la nostra vulnerabilità, la nostra sofferenza che si esprimono al posto nostro. Dovremmo ricordarcelo. Per imparare ad essere più indulgenti con noi stessi. Per non giudicare le azioni degli altri sulla base di schemi e preconcetti. Il pettegolezzo è insito nella nella natura umana e non è grave sorridere delle scappatelle extraconiugali di una vicina di casa annoiata sorseggiando il the con le amiche. Ma credo sia importante ricordare che la gente porta addosso le medaglie della propria mediocrità e della propria imperfezione con tutta la dignità che riesce a racimolare. E fa sempre il meglio che può. Sempre.

Kino

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