Innamorarsi di un artista…

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Durante questo weekend mi sono imbattuto, quasi per caso, nella mostra che ospita oltre duecento opere di Marc Chagall al Palazzo Reale di Milano. L’incontro con questo artista, di cui non conoscevo quasi nulla, è stato sorprendentemente emozionante. Un seme di curiosità nei suoi confronti aveva iniziato a mettere radici qualche mese fa, quando mi decisi ad informarmi su chi fosse l’autore di quel dipinto così poetico e fiabesco in cui mi perdo durante le lezioni alla scuola di counseling. È l’unico elemento decorativo della stanza, ed osservarlo mi ha sempre trasmesso un piacevole senso di leggerezza.

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Mi è capitato di rado di sentirmi così in sintonia con un quadro, dunque, quando ho saputo della mostra di Chagall a Milano, ho pensato sarebbe potuta essere un’ottima occasione per avvicinarmi a questo artista. Confesso che probabilmente non mi sarei sentito abbastanza motivato da intraprendere un viaggio di quasi tre ore per soddisfare la mia curiosità, ma ho preso il fatto di trovarmi a Milano per altre circostanze come un’ineluttabile segno del destino. L’audioguida mi ha introdotto alla vita di quest’artista dall’animo sensibile e delicato con cui mi sono sentito da subito in profonda sintonia. C’erano delle fotografie che lo ritraevano in alcuni momenti della sua vita privata prima delle stanze coi dipinti. Aveva occhi buoni, pieni di vita ma velati di malinconia, ed un sorriso timido, quasi imbarazzato, il sorriso di chi cammina sempre in punta di piedi e chiede permesso. Ho capito immediatamente che era un uomo con un animo morbido e complesso, con pochi spigoli ma tanti colori, esattamente come le sue tele.

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Non voglio dilungarmi a raccontare quali dipinti mi sono piaciuti di più perché mi piace pensare all’intera mostra come ad un’unica dimensione fiabesca di poesia e leggerezza dove lo straordinario uso dei colori ha stimolato l’emergere di tante sensazioni. Ogni quadro una storia, ogni storia un’emozione. I soggetti raccontano qualcosa del suo animo, concedono allo spettatore di entrare in empatia col suo vissuto, con ciò che gli era caro. Con delicatezza, anche i più drammatici. E con leggerezza, come un sussurro all’orecchio. In qualche modo sempre rassicuranti. Una stanza dopo l’altra, lo scorrere di queste immagini, così evocative, mi ha permesso di immergermi nell’animo di Chagall e di coglierne una ricchezza resa semplice dalla sua umanità. Un artista umile, vero. Al termine della mostra avrei tanto voluto potermi sedere in un salotto viennese e chiacchierare con lui sorseggiando del the. E mi piace pensare che ci saremmo trovati d’accordo su molte cose. 🙂

Kino

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