Il supereroe dei miei giorni no

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Bisogna rassegnarsi: certi giorni nascono storti, a partire dalla prima frase che dici. Man mano che la giornata procede, il fato dispettoso aggiunge fastidio a fastidio, sfruttando la complicità delle tue stesse energie negative. L’umore da bigio diventa grigio, da grigio plumbeo e da plumbeo nero, e arrivi a casa sfinito, che vorresti sciogliere quelle nubi in una pioggia di lacrime, o buttarti a letto senza cena e lasciarle soffiar via dal vento di Morfeo.

Quando ieri sera ho bussato alla porta di casa, mi sentivo proprio così: pensavo che avrei fatto meglio a stare tutto il giorno a letto, e non aspettavo che di rituffarmici per non svegliarmi prima di novembre. La porta si è aperta lentamente, cigolando. Un passo in casa, e mi accolgono una musica inquietante, ombre incerte proiettate sulle pareti da una luce tremula, e Kino con uno sguardo spiritato e la voce roca, che diceva qualcosa che non ho capito. Mentre il mio ego inaridito dalla giornata brontolava tra sé “Cos’altro c’è ancora oggi?”, Paul gli rispondeva spiegando tutto con una sola occhiata sinistra. Paul è una zucca intagliata con una candela dentro la bocca, che dal centro della tavola addobbata mi augurava “Happy Halloween”! Il mio broncio si è trasformato istantaneamente in una risata divertita, e l’abbraccio a Kino è stato di quelli che si danno ai salvatori.

La tensione accumulata durante il giorno si è sciolta man mano che si susseguivano i dolcetti e gli scherzetti preparati apposta per me:

  • un pacchetto-regalo artigianale (contenente in realtà una borsa che mi ero comprato online qualche giorno fa);
  • antipasto di pizzette di sfoglia al sangue di vampiro;
  • una busta di risotto alla zucca (ma poi abbiamo abbiamo optato per i wurstel con patatine);
  • i muffin al cioccolato nei cocottini a tema, con le stelline gialle sopra e una strega a gambe all’aria conficcata dentro;
  • le caramelle viscido-gommose a forma di vermedrillo (metà verme e metà coccodrillo), anche loro in sacchettino tematico;
  • due mini-polaroid, di cui una di Kino in versione “morto di tubercolosi nel 1907” (bello anche in questa versione, vedere per credere);
  • un maxi-ovetto Kinder con mostriciattolo sorpresa;
  • un’altra confezione fatta a mano, stavolta contenente un regalo vero: un libro davvero carino che serve ad essere felici in modo non noioso.

Paul ha passato la notte al freddo, sul balcone, e stamani il suo ghigno era rattrappito come il sorriso di un vecchietto sdentato. Il mio invece è tornato quello di sempre, resuscitato dal calduccio delle premure di Kino. Oggi mi sento fortunato. Sono molto fortunato. Dovrò ricordarmene, al prossimo giorno no.

Gino

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