Quello che so del nostro amore

Questo amore non mi consuma, mi rigenera;

non mi rende cieco, mi apre gli occhi;

non mi fa felice, mi aiuta ad accettare di non poterlo essere sempre;

non mi da speranza per il futuro, mi permette di godermi il presente;

non mi fa sentire bello, mi insegna che bello vuol dire tante cose;

non mi illude di essere speciale, mi fa sentire orgoglioso della mia mediocrità;

non mi fa sognare, mi aiuta a comprendere meglio la realtà;

non mi da coraggio, mi fa convivere serenamente con le mie paure;

non genera forza e sicurezza, genera umanità;

non mi toglie il sonno dalla gioia, mi permette di dormire bene nonostante i dubbi e le fragilità;

non mi fa credere che tutto andrà sempre bene, ma che quando andrà male avrò qualcuno al mio fianco.

È un amore che non mi toglie il fiato ma mi fa respirare.

Questo amore non mi fa amare da morire, mi fa amare da vivere!

Kino

Innamorarsi di un artista…

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Durante questo weekend mi sono imbattuto, quasi per caso, nella mostra che ospita oltre duecento opere di Marc Chagall al Palazzo Reale di Milano. L’incontro con questo artista, di cui non conoscevo quasi nulla, è stato sorprendentemente emozionante. Un seme di curiosità nei suoi confronti aveva iniziato a mettere radici qualche mese fa, quando mi decisi ad informarmi su chi fosse l’autore di quel dipinto così poetico e fiabesco in cui mi perdo durante le lezioni alla scuola di counseling. È l’unico elemento decorativo della stanza, ed osservarlo mi ha sempre trasmesso un piacevole senso di leggerezza.

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Mi è capitato di rado di sentirmi così in sintonia con un quadro, dunque, quando ho saputo della mostra di Chagall a Milano, ho pensato sarebbe potuta essere un’ottima occasione per avvicinarmi a questo artista. Confesso che probabilmente non mi sarei sentito abbastanza motivato da intraprendere un viaggio di quasi tre ore per soddisfare la mia curiosità, ma ho preso il fatto di trovarmi a Milano per altre circostanze come un’ineluttabile segno del destino. L’audioguida mi ha introdotto alla vita di quest’artista dall’animo sensibile e delicato con cui mi sono sentito da subito in profonda sintonia. C’erano delle fotografie che lo ritraevano in alcuni momenti della sua vita privata prima delle stanze coi dipinti. Aveva occhi buoni, pieni di vita ma velati di malinconia, ed un sorriso timido, quasi imbarazzato, il sorriso di chi cammina sempre in punta di piedi e chiede permesso. Ho capito immediatamente che era un uomo con un animo morbido e complesso, con pochi spigoli ma tanti colori, esattamente come le sue tele.

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Non voglio dilungarmi a raccontare quali dipinti mi sono piaciuti di più perché mi piace pensare all’intera mostra come ad un’unica dimensione fiabesca di poesia e leggerezza dove lo straordinario uso dei colori ha stimolato l’emergere di tante sensazioni. Ogni quadro una storia, ogni storia un’emozione. I soggetti raccontano qualcosa del suo animo, concedono allo spettatore di entrare in empatia col suo vissuto, con ciò che gli era caro. Con delicatezza, anche i più drammatici. E con leggerezza, come un sussurro all’orecchio. In qualche modo sempre rassicuranti. Una stanza dopo l’altra, lo scorrere di queste immagini, così evocative, mi ha permesso di immergermi nell’animo di Chagall e di coglierne una ricchezza resa semplice dalla sua umanità. Un artista umile, vero. Al termine della mostra avrei tanto voluto potermi sedere in un salotto viennese e chiacchierare con lui sorseggiando del the. E mi piace pensare che ci saremmo trovati d’accordo su molte cose. 🙂

Kino

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Questione di scelta? A volte no…

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Recenti riflessioni mi hanno portato ad interrogarmi su quanto potere di scelta esercitiamo su noi stessi nel corso di una vita intera. Quando siamo davvero padroni delle nostre scelte? Quando invece siamo involontariamente condizionati dalla nostra emotività piuttosto che dai nostri limiti? Ma soprattutto, siamo consapevoli che spesso quella che consideriamo una libera scelta è invece l’unica possibilità che abbiamo di approciarci ad una data situazione considerate le nostre risorse e le nostre difficoltà? Abbiamo spesso la presunzione di considerarci più padroni di noi stessi di quanto non siamo in realtà. E questo scaturisce sensi di colpa terribilmente frustranti. Ma chi la fa davvero da padrone? Soltanto la nostra volontà? Od è semplicemente ciò che siamo a determinare le nostre decisioni, indipendentemente da quello che vogliamo? Anche nel giudicare le scelte degli altri ci ritroviamo spesso a non considerare questo fattore. Ovvero che ognuno fa il meglio che può, con le risorse che ha a disposizione ed in relazione al proprio vissuto. L’assumere comportamenti profondamente dannosi per se stessi talvolta non è il frutto di una totale mancanza di raziocino o di tendenze masochiste, ma semplicemente la necessità di trovare una via di fuga, il bisogno inconscio di esternare un disagio, l’incapacità di affrontare in altro modo le proprie fragilità, le insicurezze, il dolore. Il Dolore. Forse è proprio il Dolore che nella maggior parte dei casi veicola quelle che definiamo impropriamente “scelte”. Ma scelte non sono. Sono la nostra vulnerabilità, la nostra sofferenza che si esprimono al posto nostro. Dovremmo ricordarcelo. Per imparare ad essere più indulgenti con noi stessi. Per non giudicare le azioni degli altri sulla base di schemi e preconcetti. Il pettegolezzo è insito nella nella natura umana e non è grave sorridere delle scappatelle extraconiugali di una vicina di casa annoiata sorseggiando il the con le amiche. Ma credo sia importante ricordare che la gente porta addosso le medaglie della propria mediocrità e della propria imperfezione con tutta la dignità che riesce a racimolare. E fa sempre il meglio che può. Sempre.

Kino