Herbie: tante famiglie, un solo cane

herbie

La nostra guest star di oggi si chiama Herbie, un esemplare di “cane itinerante”, o anche “cane collettivo”. Infatti, pur appartenendo nominalmente alla sorella maggiore di Kino, viene prelevato all’occorrenza anche da altri membri della famiglia e restituito a discrezione, a volte diverse settimane dopo. Un po’ come si potrebbe fare, che ne so, con dei cavi per la batteria dell’auto: solo che lui serve a ricaricare il buonumore. Io e Kino non abbiamo l’occasione di tenerlo né spesso, né a lungo quanto vorremmo, ma quando succede è sempre una fonte di risate e tenerezza.

Herbie è coccolosamente ridicolo già nell’aspetto. Ha degli occhi nerissimi impossibili da scovare, un po’ perché si confondono col colore del pelo, altrettanto nero, ma soprattutto perché coperti da sopracciglia folte che ricadono giù come una tendina. Viene da chiedersi come faccia a non sbattere il muso dappertutto (cosa che in effetti a volte succede)… Ha dei baffoni che rispetto alle piccole dimensioni e alle proporzioni tozze, da tostapane, gli danno un’espressione burbera e un po’ goffa. La coda rigida e appuntita ricorda le antenne telescopiche delle radio degli anni ’80. Quando è contento e scodinzola, la fa vibrare come un bastone da rabdomante.

Herbie è uno dei cani più pigri che abbia mai conosciuto. Dorme praticamente per tutto il tempo; delle volte bisogna convincerlo persino ad andare in passeggiata! Prende iniziative solo per spingere la testa sotto la mano e prendersi i grattini. Si spiaccica su un fianco tenendo una delle zampe posteriori sollevata, per godersi al massimo le coccole. Quando ci si ferma solleva la testa e si gira, come a dire: “Beh? Perché hai smesso?”.

Il suo dinamismo viene evocato solo in presenza di cibo, e pur sapendo che non riceverà nulla, lo chiede ogni volta con l’impegno delle occasioni irripetibili. Ha persino elaborato autonomamente un numero circense che riserva unicamente a questo scopo, e che generalmente conquista chi vi assiste per la prima volta. Allego qui sotto una sua esibizione affinché vi troviate preparati a non cedere.

Herbie lavora come pelouche a tempo determinato. Quando lo si lascia a casa, si appennica nel posto in cui si trova, e al rientro lo si ritrova sempre nella stessa identica posizione, apparentemente inerte proprio come un pelouche. A quel punto esce automaticamente dallo stand-by e inizia a ululare saltando euforicamente qua e là per festeggiare il tuo rientro. Tutto questo per non più di un minuto, dopo si stanca e si rimette a ronfare. D’altra parte Herbino comincia ad avere anche una certa età. Poco tempo fa, dopo essersela vista brutta dal veterinario, aveva ripreso un’iperattività degna dei giorni adolescenziali, ma ora sembra tornato alla sua saggezza a basso consumo.

Kino lo chiama “il nostro véciot” (significa “vecchietto”, in dialetto trentino). In effetti gli vogliamo bene come se fosse nostro… e in fondo, in quanto cane collettivo, un po’ lo è.

Gino

Il favoloso mondo di Zelda!

imageimage

 

Dopo aver inaugurato la sezione del blog “Persone che ci piacciono” raccontando del meraviglioso lavoro editoriale di Francesca Pardi, oggi voglio arricchirla presentando una blogger che ogni giorno mi regala sorrisi e buonumore. Si chiama Camilla ma il suo alterego artistico è ZeldaZeldawasawriter non è solo un blog, è uno scrigno di idee, fonte di ispirazione per chiunque abbia voglia di coltivare il proprio seme della creatività! Mi piace perché regala ai suoi lettori cose semplici, cose di tutti. Lo fa attraverso immagini di quotidianità arricchite da pensieri positivi, consigli di lettura, recensioni geniali, persone di cui è impossibile non innamorarsi artisticamente!

image image

Seguendo il suo blog Zelda diventa un po’ come un’amica, ti sembra quasi di conoscerla, ed entrare nel suo sito è come essere accolto nel suo salotto per una tazza di the. Leggere i suoi articoli diventa un appuntamento quotidiano irrinunciabile, è una pausa di piacere, come concedersi un pasticcino! Immaginatevi di poter fare una gita nel paese delle meraviglie di Alice o nel mondo favoloso di Amelie…ecco, loro potrebbero essere lontane cugine di Zelda, il dna è lo stesso!

Da lei ho imparato anche che le persone che ci ispirano vanno ringraziate, dunque dedicarle questo articolo era il minimo che potessi fare!
Allora, cosa aspettate? Sono certo di avervi incuriositi abbastanza! Non mi resta che augurarvi un viaggio ricco di sorprese nel suo meraviglioso blog!

image

Kino

Ad ogni bambino la sua storia!

 Watch movie online John Wick: Chapter 2 (2017)

image1

Qualche giorno fa ho avuto l’opportunità di partecipare ad un interessantissimo seminario dal titolo “Nuove immagini e nuovi linguaggi per raccontare la famiglia”. Questa opportunità mi ha offerto l’occasione di conoscere Francesca Pardi, co-fondatrice della casa editrice “Lo Stampatello”, che promuove la diffusione di libri per l’infanzia che presentano diversi modelli di famiglie in cui i piccoli lettori possano riconoscersi. L’idea è quella di proporre ai bambini temi anche complessi con un linguaggio semplice, chiaro e diretto. I libri de “Lo Stampatello” raccontano la realtà di oggi, un mondo vario e che cambia ogni giorno, in cui le differenze e la libertà di esprimersi rappresentano un valore. Francesca ha spiegato come il semplice non riconoscersi del bambino nell’unico modello di famiglia socialmente accettato e riconosciuto è sufficiente a causare sofferenza. Anche in quelle famiglie dove non mancano presenza, affetto, competenze genitoriali e pedagogiche. Diventa dunque indispensabile offrire al bambino degli strumenti adatti al suo modo di apprendere, comunicare e conoscere il mondo, in cui possa ritrovare se stesso e la propria storia: i libri. Francesca sostiene che per un bambino non ritrovarsi in un libro per bambini è terribile, è come non esistere! Durante la sua presentazione ha anche offerto dei dati interessanti. Per esempio che in Italia ci sono circa centomila minori con almeno un genitore omosessuale, e la maggior parte di questi non lo sanno. “Lo Stampatello” cerca di rimediare anche a situazioni complesse come questa attraverso pubblicazioni come “Qual’è il segreto di papà?”.

image3

Questo libro racconta la storia di due fratelli che capiscono esserci un segreto nella vita del loro papà; inizialmente lo sospettano un ladro, un criminale…fanno le ipotesi più disparate! Ma poi scoprono che è solo innamorato di un altro uomo, imparano a comprenderlo e ne sono felici. Ecco che un semplice libro per bambini diventa dunque uno strumento importantissimo per le famiglie. Ma non solo per le famiglie dove accadono situazioni simili, ma per tutte le famiglie! E’ importante per qualsiasi bambino comprendere che un proprio compagno di scuola può avere due mamme o due papà, piuttosto che un genitore soltanto o genitori di etnie differenti. O ancora che non esistono modi di giocare adatti ai maschi ed altri riservati alle bambine ma che ognuno può esprimere se stesso con gioia e serenità. Ed è importante per i genitori di qualsiasi bambino saper rispondere a domande in questo senso con naturalezza e spontaneità! Il silenzio conferma nel bambino la convinzione che ciò di cui non si parla sia sbagliato. Fondamentale, quindi, la diffusione di questi libri!

image5

Francesca Pardi ha presentato il suo lavoro come una missione, e lo ha fatto con la serenità di chi ha rielaborato il rancore verso una società evitante e poco inclusiva e vuole solamente dare un piccolo (ma grande) contributo al progresso culturale tanto atteso. Francesca è una moglie e una mamma dotata di un’umanità speciale che le si legge negli occhi. L’ho trovata straordinaria.

Mi appello dunque a tutte le mamme, i papà, gli zii e chiunque comprenda l’importanza della missione di Francesca a sfogliare online il catalogo de “Lo Stampatello” e magari regalare ad un bambino, per il prossimo Natale, la possibilità di sentirsi protagonista in un mondo che può accettare e riconoscere tutti!

image4