Di fiori e di film che raccontano chi sono

Quando si strappa il foglio con il mese di febbraio dal calendario, sembra che la primavera gridi “Eccomi!”. Poco importa che manchi ancora qualche settimana al suo inizio ufficiale. Si ha la percezione che sia proprio dietro l’angolo, nascosta nei primi germogli timidi che sfidano la fine dell’inverno. Quei germogli non impreziosiscono solo gli alberi e le piante. Germoglia dentro di noi anche la voglia di uscire a cercare nuovi stimoli, nuovi incontri, energia creativa. Il divano e l’abbonamento a Netflix hanno fatto il loro dovere nei mesi passati, non c’è nulla di cui rammaricarsi. Ma ora la bicicletta con le ruote sgonfie abbandonata sotto le scale sembra abbia ritrovato il brio che le era stato sottratto dal freddo. Il sole è una carezza tiepida. Bisogna gonfiare quelle ruote, e partire. È tempo di prendersi cura di quei germogli che sono i nostri progetti, per farli sbocciare.

Ho lavorato ad una nuova collezione che raccontasse qualcosa in più su chi sono e da dove vengo. Ho cercato di ricordare, e mi è riuscito senza troppa fatica, di quel bambino a cui piacevano il profumo d’erba e il cielo. Un bambino a cui piaceva stare da solo, perché da solo poteva abbandonarsi a quelle suggestioni difficili da condividere con gli altri bambini. Ho cominciato a coltivare la mia malinconia da piccino, forse per questo ci sono tanto affezionato. Ricordo che mi piacevano i fiori. Ce n’erano tanti in campagna, nel prato vicino alla casa dei nonni. Mi sembravano così vivi, con tutti quei colori, e quel germogliare e sfiorire secondo le stagioni. Li raccoglievo, ma non volevo morissero. Iniziai a metterli tra le pagine di grossi libri, vocabolari per lo più. Li utilizzavo come fossero una pressa per seccarli. In questo modo mi sembrava continuassero a vivere, ad essere belli. Non andavano sprecati. Era il modo in cui riuscivo a ritagliarmi un mio spazio. I fiori sono silenziosi; la loro compagnia mi distraeva dal chiasso che facevano nella mia testa le parole di chi diceva che avrei dovuto giocare a pallone, che i maschi fanno così.

Ho sempre avuto una sensibilità scomoda, più per gli altri che per me. Lo stare da solo mi ha concesso tante possibilità. Ho iniziato a scrivere. Avevo letto un romanzo per ragazzi in cui una bambina fuggiva di casa, non ricordo per quale motivo. Ricordo poco di quel romanzo per la verità. Però so che quella bambina leggeva dei romanzi scritti da un personaggio misterioso, che voleva rimanere sconosciuto ai suoi lettori. Il suo pseudonimo era Vellutato Pesca, perché tutte le copertine dei suoi libri erano color pesca e rivestite di velluto. Rimasi così affascinato dall’idea di questo personaggio. Nessuno sapeva chi fosse, a lui non importava la fama, ne l’approvazione della gente. Voleva solo poter fare quello che amava, da solo, in pace. Mi sembrò che non fosse poi così importante non festeggiare i compleanni insieme a decine di altri bambini. Avevo pochi amici, bastavano. Per il resto c’erano tante passioni a farmi compagnia. Il cinema era una di queste. I film li divoravo, di ogni genere, anche poco adatti alla mia età talvolta. Mi piacevano le storie, tutte le storie. Mi piacevano i personaggi buoni e stralunati, con il cuore gentile, che magari avevano sofferto ma riuscivano a conservare un animo generoso. Sono riuscito ad arrivare al dunque, alla ragione per cui ho iniziato a scrivere questo post. Non avevo idea che avrei finito col raccontarvi tanto di me, volevo solo parlare di quanto mi piacesse guardare i film da ragazzino. A volte si arriva all’obiettivo percorrendo una strada del tutto inaspettata. Ma torniamo ai film.

Ce ne sono tre a cui sono particolarmente affezionato, legati alla mia infanzia e alla mia adolescenza. Tutti hanno come protagonista principale personaggi femminili molto diversi tra loro. Siete curiosi? Ve li svelo uno per volta!

Il primo è Tutti insieme appassionatamente. Come si fa a non voler bene a Maria? Mi ci immaginavo così bene tra i figli del capitano Von Trapp a cantare in mezzo ai prati “Do Re Mi”. Andavo ancora alle elementari e ho consumato la videocassetta da quante volte l’ho guardata.

Il secondo film è Mary Poppins. Stessa attrice (del resto Julie Andrews è una certezza), personaggio completamente differente. Anche Mary era una tata. Quella che tutti avremmo voluto avere. Così allegra, ma anche severa e misteriosa. E con quel velo di malinconia…Da dove arriva? Chi è davvero? Ah, ma che importa! Ha un ombrello con la testa di un pappagallo che parla. Non serve farsi troppe domande.

Il terzo film lo vidi durante i primi anni delle scuole superiori: Colazione da Tiffany. Holly Golightly è la vicina di casa che nessuno vorrebbe avere. Uno di quei personaggi che risultano adorabili oltre lo schermo ma che probabilmente sarebbero piuttosto irritanti ad averci a che fare nella vita vera. Ma la sua fragilità, la paura dei legami, un passato ingombrante, la rendono così vera. Ci si sente vicini a lei. Forse perché in fondo tutti abbiamo avuto paura che il cuore potesse non riprendersi dopo essere stato calpestato. Mi fece affezionare molto ad Audrey Hepburn. Negli anni successivi vidi tutti i suoi film.

A questi tre personaggi, o meglio a questi tre film, ho voluto dedicare alcune illustrazioni della nuova collezione. Mi auguro davvero possano piacervi! A breve saranno disponibili tanti nuovi articoli nello shop ma ci tenevo a raccontarvi in anteprima le radici di questa ispirazione. Fatemi sapere se vi sono piaciute!

Kino

Spalle stanche, cuore leggero

Eccoci qui, con l’irrinunciabile post di fine anno. Ebbene sì, è tempo di bilanci. Quest’anno come non mai, per quanto mi riguarda. Nel corso degli ultimi 12 mesi si sono concentrate una quantità di emozioni che se distribuite in un decennio sarebbero state comunque tante. Emozioni legate ad eventi significativi, a tappe di un percorso. Mi limito ad una veloce carrellata: la discussione della tesi per il mio diploma di laurea, il trasloco in una casa più grande, il matrimonio, il lancio della mia attività come illustratore, l’apertura dello shop online, l’arrivo di Alfeo in famiglia. Eventi carichi di significato, che hanno portato con sé anche una buona dose di stress. Ed io ho retto. Nonostante tutte le fragilità e le insicurezze, ho retto a tutto. E, sì, mi do una pacchetta sulla spalla per questo. Ho saputo godere di tutto ciò che di bello hanno portato nella mia vita questi eventi. E per me non è affatto scontato, sapete? La mia tendenza a cercare la perfezione in ogni cosa finisce spesso con l’impedirmi di mantenere una visione d’insieme. Troppo spesso mi perdo nei dettagli, lascio che compromettano la possibilità di assaporare la vera essenza delle cose. Sono ansioso. Lo sono da sempre. Dubbi più o meno esistenziali di ogni genere talvolta generano un tale livello di frustrazione da farmi credere che sia meglio mandare tutto all’aria e farmi monaco. Lontano da tutto e da tutti. Per questo sono tanto orgoglioso di me, per non essere andato in pezzi anche quando nulla sembrava andare per il verso giusto. La verità è che l’anno che sta per concludersi è stato un grandissimo investimento, sotto ogni punto di vista: affettivo, professionale, su me stesso. Non ci avrei scommesso un centesimo, eppure, con l’incoraggiamento delle persone che mi vogliono bene e a cui voglio più bene, ho almeno potuto tentare di cambiare prospettiva. Ho imparato ad essere un po’ più felice. Si, perché anche ad essere felici bisogna imparare. Purtroppo non ce lo insegnano, ma dovrebbero. Focalizzarsi su ciò che si ha anziché su quello che manca, fare pace con il proprio passato, essere indulgenti con sé stessi, perdonarsi, abbracciare le proprie imperfezioni: impariamo a farlo da soli, se siamo fortunati, ma che gran fatica! Ho capito che la vita offre tante opportunità ma ciò che ci permette di coglierle è l’amore; l’amore che ci apre gli occhi, infonde fiducia, ci fa sentire capaci e meritevoli. Le persone più straordinarie, quelle a cui dobbiamo di più, sono quelle che hanno fatto sentire straordinari noi. Ci hanno permesso di aprire il cuore a quelle possibilità, smettendo di indugiare. Nell’ultimo anno sono state tante, SIETE stati tanti. Già, è merito di tutti voi se ho saputo conservare l’entusiasmo nonostante la fatica. Mi avete fatto sentire capace di comunicare qualcosa, dando valore attraverso tanti piccoli gesti preziosi a quella che mi piace definire la mia poesia. Mi avete dato una voce, sostenuto, incoraggiato, aiutato. Avete condiviso come me pezzi di cuore, immagini, parole importanti, sorrisi. Ed ora mi sento in diritto di esprimere quello che ho da dire senza inibizione, col cuore leggero.

Per questo la mia parola di quest’anno è GRAZIE.
Mi sento pieno di gratitudine per tutto l’affetto e il sostegno ricevuto. Vorrei poter elencare tutti quelli tra di voi che si sono arruolati nel mio esercito di cuori gentili, ma siete troppi. Se potessi organizzerei un meeting per abbracciarvi tutti; siete stati terapeutici. Questo per me conta più dei bilanci, di cosa è andato bene o male. E l’augurio che mi faccio per l’anno che sta per iniziare è che continuiate ad esserci, a farmi sentire la vostra presenza, a farmi sbirciare tra le pieghe dei vostri cuori generosi.
È notte fonda, ho appena rigirato il cuscino, cercavo il lato fresco. Sto imparando ad essere felice.

Kino

Poesia a modo mio

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È da così tanto tempo che aspetto un briciolo d’ispirazione per questo post che mi sono convinto d’aver cominciato inconsciamente ad autoboicottarmi. Il fatto è che si tratta un post che mi sta particolarmente a cuore. Ho deciso di raccontarvi di questa passione che ho tenuto chiusa in un cassetto per un’eternità e che, soltanto ora, sto tentando timidamente di coltivare. Si tratta del me illustratore, con cui ho fatto e continuo a fare a cazzotti. Forse avrete notato che da qualche tempo ho iniziato a pubblicare delle illustrazioni…

Quasi tutte raffigurano personaggi con gli occhi chiusi, che cercano di entrare in contatto con le proprie emozioni, con la propria sensibilità da sognatori, con la propria poesia… È questa l’idea di fondo: rappresentare persone e personaggi che si spogliano di tutto, socchiudono gli occhi e ascoltano ciò che gli suggerisce il cuore.

Mi piace pensare che dentro ognuno di noi ci sia il personaggio di un libro illustrato che richiama il bambino che siamo stati, una parte di noi col cuore puro, che vive in una dimensione onirica fatta di lacrime buone, generate non dal dolore ma dall’innocenza. Io non lo so se le mie illustrazioni sono belle o se rispettano dei criteri tecnici (e forse questo non dovrei dirlo ma mi sento più a mio agio nella sincerità!), ma so che esprimono qualcosa che ho tenuto dentro per tanto tempo e che ora ho deciso di liberare, concedendogli di esprimersi. In quel qualcosa c’è delicatezza, c’è sensibilità, c’è la purezza di una poesia scritta da un bambino: non sono la metrica o la scelta di similitudini ricercate a colpire, ma lo spontaneità con cui si esprime il cuore, la semplicità e la naturalezza con cui l’innocenza si manifesta.

Ho avuto tanto bisogno di iniziare ed esprimermi anche attraverso questo canale! Nelle ultime settimane diverse persone mi hanno contattato per commissionarmi delle illustrazioni personalizzate, e per me è stata una grandissima gioia accontentare le loro richieste.    Quello che cerco di fare con i miei disegni è di portare quella leggerezza del cuore che ha fatto nascere “Il lato fresco del cuscino” su un biglietto, in un quadro, su una spilla od un taccuino, per aiutare chiunque lo desideri a ricordare che c’è un pezzetto di poesia nel cuore di ognuno. E non potete capire quanto mi piace questa missione!!!

Se volete entrare a far parte di questo mondo onirico dai colori pastello, contattatemi! Sarò felice di accontentare le vostre richieste!

Kino