Cartoni con l’anima

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Da piccolo, guardare i cartoni animati dopo i compiti era un momento sacro della giornata. Lo scorrere della programmazione televisiva sempre uguale aveva la costanza rassicurante delle litanie zen che si ascoltano nei templi buddisti. Era molto fastidioso, al contrario, doversi adattare a guardare dei cartoni diversi quando finivano le puntate di quelli soliti (conosco persone che rivivono periodicamente la stessa sensazione con le serie TV: loro potranno capire cosa intendo).

Anche fuori dallo schermo, i cartoni non smettevano di dare felicità, ispirando a vele spiegate le storie in cui coinvolgevo i fidati Lego. Così davo ordini ai mattoncini colorati di organizzarsi in navicelle volanti, dotate di armi segrete, nascondigli mobili e infinite capacità di trasformazione. Loro però obbedivano fino a un certo punto, e a me toccava sempre sprecare le mie riserve di fantasia per sopperire alla loro scarsa adattabilità.

I personaggi poi, anche quelli secondari, erano spesso un modello di riferimento per districarmi nei mille pericoli della vita da bambini. Senza l’incoraggiamento del saggio David Gnomo, andare a comprare un quaderno da solo avrebbe avuto un unico, drammatico epilogo: farmi prendere in giro dal commesso. Né avrei potuto attraversare il corridoio buio di casa, la sera, se non avessi potuto vestire la mia fifa con la tecnologia antiproiettile dei M.A.S.K.! Era infatti sempre attuale, nella mia immaginazione, il rischio che un malintenzionato si fosse appostato al di là della soglia d’ingresso, pronto a sparare un colpo attraverso la porta non appena avessi trovato il coraggio di espormi al fuoco.

E poi ovviamente c’erano le sigle della dea della musica dal cognome di cereale. Ancora oggi Cristina d’Avena accompagna me e Kino in molti dei nostri viaggi: ad esempio, sulla strada per Malpensa, destinazione Thai… Sarebbe stato bello vedere la faccia dell’energumeno del parcheggio quando, accendendo la macchina per spostarla, si è visto spettinare da “I puffi sanno” sparata a tutto volume nell’autoradio (per la cronaca, era pelato).

I cartoni da citare sarebbero decine, ma mi sono imposto di scegliere una lista dei miei tre preferiti.

Sul gradino più basso del podio, Doraemon, gatto pancione venuto dallo spazio per aiutare il suo padroncino pigro Nobita. A ogni puntata tirava fuori dalla tasca sulla pancia un aggeggio avveniristico che avrebbe dovuto facilitare le cose a Nobita, ma quest’ultimo trovava sempre il modo di cacciarsi nei guai, e naturalmente toccava a Doraemon salvarlo. La curiosità di scoprire il gadget della puntata e di immaginare gli usi che avrei potuto farne io nella mia vita quotidiana gli ha guadagnato questa posizione. Credo però che mini-Gino abbia anche imparato molto dalla bontà paziente e indulgente di Doraemon. Tra l’altro, è stato divertente scoprire che in Thailandia è tuttora una specie di eroe nazionale: si trova dappertutto, sui rivestimenti dei tuk tuk, sulle pubblicità delle banche, persino tra le sorprese degli Happy Meal.

La medaglia d’argento va a Holly&Benji, che rappresentava la mia passione per il calcio (poi scemata con l’età della ragione). Mi identificavo molto in Bruce Harper, difensore (sfigato già a partire dal ruolo) panchinaro, imbranato ma testardo, che a forza di provarci riusciva a compensare almeno in parte il suo scarso talento. Tra l’altro è stato guardando Holly&Benji che ho scoperto, all’età di 14 anni, la mia omosessualità… ma questa è una storia lunga che mi riservo, semmai, per un altro post. È ora invece di dichiarare il vincitore di questa mia personale classifica…

(Rullo di tamburi…)

YATTAMAN!

Lo so, molti saranno delusi, probabilmente neanche lo conoscono… Eppure per me era nettamente il migliore. In ogni episodio il trio sgangherato di cattivi (una donna sexy e due uomini oribbili) a bordo di un animale-robot ogni volta diverso si scontrava con gli Yattaman, una coppia (etero) di buoni, ovviamente strafighi, in sella a un mega-robot a forma di San Bernardo. La parte più divertente era quando veniva la scelta l’arma a sorpresa dei buoni, attraverso una gara piuttosto ridicola tra tre animaletti-robot che avveniva all’interno del cagnone di metallo. Credo che quelle scene siano state le vere muse della mia anima nerd, che mi ha portato a scegliere un tipo di lavoro che a me sembra un gioco!

Questa è la mia classifica: sarebbe carino adesso sapere la vostra! Ma invece di lanciare una nuova, banalmente moderna, importunamente virale catena di nomination sui social, vi invito a scriverla nei commenti giù!

Gino

P.S.: nel caso non ve ne foste accorti… per un momento di nostalgia, o per un supporto mnemonico, potete cliccare sui nomi dei cartoni animati scritti in verde.

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