“Mistero a Bouquet dei Folli” è il progetto nato durante un laboratorio di scrittura creativa. Ho voluto offrire ai miei personaggi un contesto pittoresco da abitare, dove i tulipani nei giardini e le fette di torta alle pesche servite nei bistrot non fanno presagire alcun misfatto. Ma in questo borgo antico che profuma di forno e di lavanda, è successo qualcosa di insolitamente misterioso. In molti non se ne sono accorti, ma qualcuno ha iniziato a indagare…

Ogni venerdì pubblicherò un nuovo capitolo del racconto. 

1. La signorina Snob

La Signorina Snob veste perfettamente i panni dell’ispettrice improvvisata in un giallo noir. Riesce ad indagare con discrezione, quasi passasse sempre di lì per caso, la Snob. Non da troppa confidenza, il giusto, e in ogni circostanza conserva quell’aria altezzosa che la rende ancor meno simpatica della Fletcher. Ha un ottimo fiuto, per decifrare il profumo degli infusi, soprattutto, ma anche per scovare i colpevoli di crimini e misfatti. Ed è sempre così elegante! Ha deciso di ritirarsi in un borgo di provincia francese da un paio d’anni, dopo aver ereditato la storica profumeria gestita dalla nonna. Se ne occupa lei ora. Crea personalmente le essenze vendute in boccette di vetro artigianale alle signore borghesi del quartiere. Nel retrobottega ha improvvisato una piccola biblioteca con libri di botanica. Conosce molto bene le piante da cui si ricavano sieri di veleno letali; le è tornato utile durante le sue indagini. Ah, ha fatto amicizia con il buffo ometto che gestisce la fioreria accanto al suo negozio. Il poveretto è stato coinvolto, suo malgrado, in una losca vicenda che ha scosso le anime di quel borgo delizioso…
Quel martedì mattina la Snob tenne chiusa la profumeria. Qualche giorno prima, nel piccolo borgo dove vive e tenta invano di mantenere un basso profilo, un violento temporale aveva danneggiato le piante del suo vicino. Il buffo ometto che gestisce la fioreria. Pare lo abbia aiutato a dividere i tulipani per colore; i vasi si erano rovesciati e il vento aveva riempito il vialetto di petali. Dicono che poi lo abbia invitato a colazione. Ah, è audace la Snob. Sostiene che l’iniziativa è la più profonda forma di saggezza. Lo aveva portato nel suo retrobottega segreto, quello dove ha improvvisato la sua piccola biblioteca botanica. Aveva qualcosa in mente…

2. Fior di baffo

Mercoledì mattina il sig. Fior di Baffo, all’alba già sorseggiava il suo tè. Aveva passato la notte insonne, in balia di congetture più o meno spaventose circa la consulenza concessa alla Snob in cambio dell’aiuto a recuperare i tulipani spazzati via dal temporale. Gli era sembrata così cordiale quando, dopo essersi proposta di sistemare i fiori all’ingresso del negozio mentre lui si occupava dei clienti, lo aveva invitato nel suo retrobottega per una tazza di tè. Era stata cordiale, sì, ed era anche affascinante, la Snob. Una signora minuta ed elegante, sempre con quel suo delizioso foulard di seta verde menta annodato al collo e i capelli perfetti. Il Fior di Baffo non aveva immaginato che avrebbe sorseggiato quella tazza di tè sfogliando antichi libri di botanica. La Snob voleva un elenco delle piante velenose da cui è possibile ricavare un infuso letale. Non aveva voluto giustificare l’insolita richiesta, ma gli aveva offerto una rassicurante fetta di torta alle pesche accennando la cosa più simile ad un sorriso che fosse in grado di improvvisare, ed era bastato. Ma quella notte Fior di Baffo aveva pensato ai tulipani spazzati via dal temporale, e al tè, al retrobottega, al delizioso foulard verde menta, alla botanica, al vago sorriso, alla morte della Signora Amelia, alla torta di pesche… Ehi, un momento! Perché aveva pensato alla morte della signora Amelia, avvenuta qualche giorno prima? Cosa c’entrava con i tulipani, il tè, il retrobottega, il foulard, la botanica, il vago sorriso, la torta alle pesche? Era stata trovata nella veranda affacciata sul suo invidiato giardino, il più grazioso del borgo, la signora Amelia, seduta sulla sedia a dondolo. Mosè, il suo grasso gatto, aveva iniziato a miagolare senza sosta quando al crepuscolo non aveva trovato la sua ciotola piena di tonno, attirando l’attenzione del vicinato. Pareva stesse soltanto dormendo profondamente, ma aveva smesso di respirare da un pezzo.
“La verità è immaginazione” pensò il sig. Fior di Baffo, mentre rifletteva sugli insoliti avvenimenti in cui era stato coinvolto suo malgrado. Cominciavano a incastrarsi come pezzi di un complicatissimo puzzle. Uno di quelli che riproducono i dipinti impressionisti, in cui i dettagli, visti da vicino, appaiono sfocati, ma da qualche passo indietro la visione d’insieme offre contorni più nitidi. “La verità è immaginazione”. Lo disse ad alta voce, ma senza rendersene conto. Quasi fosse una di quelle rivelazioni che vanno pronunciate perché diventino reali…

3. Emily

A Bouquet dei Folli, la pittoresca cittadina dove la Signorina Snob ha iniziato qualcosa di simile a un’indagine, lo sgomento per la morte della Signora Amelia aveva invaso il cuore degli abitanti. Era così ben voluta, la Signora Amelia. Fatta eccezione per qualche vicina, moderatamente infastidita dalle ripetute vittorie al concorso annuale per il giardino più bello del borgo. Dodici, quasi consecutive. C’era stato quell’anno in cui un parassita molto raro aveva intaccato la bellezza delle sue rose, offrendo la vittoria alla moglie del sindaco. In molti si chiesero come mai il parassita avesse invaso il suo giardino soltanto, diviso da quello di Gertrude, la moglie del sindaco, solo da una folta siepe. Ma Amelia era buona, si defilava dalle polemiche, sempre. E quel secondo posto era stato per lei motivo d’orgoglio tanto quanto le undici vittorie. Dopo la sua morte anche il giardino divenne triste. Era rigoglioso, come sempre, ma i tulipani sembravano offesi, le ortensie annoiate, le rose teatralmente sofferenti. Gli abitanti del vicinato esitavano un istante quando si avvicinavano al cancello d’ingresso. Avrebbero voluto suonare il campanello per porgere le loro condoglianze ad Emily, la giovane nipote di Amelia, che viveva con la nonna da anni. Erano così legate! La madre di Emily, figlia di Amelia, morì di una rara patologia cardiaca tredici anni anni prima. Il giorno del sesto compleanno di Emily. Il padre, profondamente innamorato della moglie, non riuscì mai a riprendersi dal dolore. Il suo cuore spezzato lo aveva portato alla decisione di affidare Emily alla nonna e partire per la città qualche anno più tardi. Più la figlia cresceva, più gli ricordava la moglie defunta. In molti erano convinti che l’inguaribile dolore lo avesse reso folle. Ad ogni modo partì, senza lasciare traccia. Conclusa l’accademia di botanica della città, anche Emily avrebbe voluto partire e lasciarsi alle spalle quel posto abitato da ricordi dolorosi, ma la nonna iniziò ad accusare i sintomi della malattia che le aveva tolto la mamma, e non se la sentì di abbandonarla. Non le piaceva vivere a Bouquet dei Folli, la gente chiacchierava. Chiacchierava sempre. Chiacchierava troppo!

4. Pierre Musicò

Pierre Musicò, commissario nella gendarmeria di Bouquet dei Folli, aveva appena comunicato ad Emily che la morte di nonna Amelia era avvenuta per cause naturali. S’era trattato di un arresto cardiaco, silenzioso e indolore. L’aveva sorpresa mentre assopita dalla brezza dell’autunno sorseggiava il suo tè. Presa per mano da una morte gentile, aveva lasciato il suo adorato giardino in punta di piedi. Emily sembrò confortata dalle parole del commissario. La nonna non aveva sofferto, e si era spenta lì, in mezzo alle sue rose capricciose, ai tulipani, alle ortensie indecise, che ad ogni primavera vestivano nuovi colori. Era sollevata, Emily. Il commissario le chiese se si sarebbe occupata da sola di quella grande proprietà. Era l’unica erede di Amelia e quella casa, quel giardino, richiedevano cure impegnative. Si era diffusa la voce che Gertrude, la moglie del sindaco, avrebbe avanzato un’interessante offerta ad Emily circa l’acquisto di una porzione del giardino. Essendo comunicante con il suo, sarebbe stato sufficiente spostare di qualche decina di metri la siepe divisoria per ridefinire i confini. Amava definirsi una donna di buon cuore, Gertrude. Desiderava alleggerire il fardello di Emily; non poteva occuparsi tutta sola di quel grande e prezioso terreno…

5. Giselle

Giselle arrivò a Bouquet dei Folli una settimana dopo la morte di Amelia. Aveva ricevuto l’amara notizia dalla zia, la Snob, e si era organizzata per partire appena possibile. Qualche anno prima aveva frequentato l’accademia di botanica insieme ad Emily, erano amiche. Sapeva quanto fosse legata alla nonna e quanto avrebbe avuto bisogno di un’amica vicino in un momento simile. Giselle viveva a Parigi insieme ai suoi genitori, ma durante gli anni dell’accademia era stata ospite della zia a Bouquet dei Folli. Aveva voluto allontanarsi dalla città per studiare botanica in quel borgo di provincia, attirata dall’idea di spostarsi con la sua bicicletta soltanto. Desiderava fare lunghe passeggiate lontano dal traffico cittadino e riempire le narici col profumo della lavanda, che in quella zona della Francia abitava i campi e i giardini. Durante la sua permanenza dalla Snob, si era fatta benvolere da tutti gli abitanti del quartiere. Non era stato facile, all’inizio. La Signorina Snob si era trasferita lì un anno prima, ma non si era mai curata dei rapporti di vicinato. Spesso cercava di accontentare le clienti della profumeria con malavoglia, accennando un sorriso solo se strettamente necessario. Questo aveva generato diffidenza anche verso Giselle. Ma i suoi occhi generosi e il sorriso che accompagnava i “Bonjour” di ogni mattino, avevano intenerito anche il cuore delle colorate signore borghesi avvezze al pettegolezzo. Il fornaio aggiungeva sempre qualche biscotto alla cannella dopo aver già pesato il sacchetto, per Giselle. E il Fior di Baffo le faceva trovare un tulipano nel cestello della bicicletta ogni volta che usciva dalla biblioteca, proprio accanto alla sua fioreria. Era stato un grande dispiacere per tutti, quando aveva lasciato Bouquet dei Folli per tornare a Parigi. Soprattutto per la zia. Pur essendo tanto diverse, si intendevano perfettamente. Al rientro di Giselle dalle lezioni, dopo aver chiuso la profumeria, la Signorina Snob le preparava l’infuso con le arance e la liquirizia. Lo sorseggiavano insieme, sulla veranda, ridendo delle improbabili pettinature che le clienti più strampalate avevano sfoggiato quel giorno in negozio. Era incredibilmente bella, Giselle. Ma il suo animo luminoso aveva sempre evitato che la bellezza generasse invidia. Le si voleva bene. Ora voleva soltanto incontrare la sua amica e stringerla. Emily era così fragile. Chissà quanto si doveva essere sentita sola in quei giorni…