Storia di un gelsomino

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Questa è la storia di un gelsomino. Un gelsomino che non si è arreso alle distrazioni né ad un caldo poco clemente. Ci è stato regalato in occasione del matrimonio, con il suggerimento di prendercene cura come avemmo fatto l’uno con l’altro da neo sposini. Dopo pochi giorni sul terrazzo, inondato di luce, i suoi germogli si sono aperti, regalandoci una danza di foglie e petali bianchi che si rincorrevano sulla ringhiera inghiottita dal verde. Quanta soddisfazione per uno che in passato è riuscito a far morire delle piante grasse a detta del fioraio immortali! Avevo imparato a convivere anche con le api; una volta stipulato un tacito accordo di serena convivenza, per cui io non avrei infastidito loro né loro avrebbero minacciato me, sembrava che la cosa potesse funzionare. Insomma tutto procedeva per il verso giusto, fino al giorno della partenza per le vacanze. In cima alla “to do list” pre partenza, c’era lui: avrei fatto una copia della chiave di casa, affinché qualcuno potesse prendersene cura, fino al mio ritorno. Ho imparato una lezione: non è il caso di concedere cieca fiducia al fabbro. La chiave va provata. Ovvio, no? Potrei tirare in ballo tutte le attenuanti del caso, fatto sta che il gelsomino si è offeso…forse ha cercato di resistere per qualche giorno, ha cercato di vincere la sete, ma due settimane erano davvero troppe. Quando siamo rientrati nulla lasciava sperare che potesse farcela. Ma ce ne siamo presi cura, come del nostro amore da neo sposini, non lo abbiamo abbandonato. Abbiamo avuto pazienza, perché anche quello serve quando ci si prende cura di qualcosa o di qualcuno. E lui ci ha ripagati con nuovi germogli che gridano al mondo “Sono vivo!!!”. I germogli si stanno aprendo, e le nuove foglie sono di un verde così intenso!

Questa è la storia di un gelsomino. È la storia di un amore. È una storia di cure e pazienza e speranza. Le distrazioni a volte inaridiscono anche i sentimenti. Ma gli abbracci sono come l’acqua per il gelsomino, fanno germogliare nuovi sorrisi.

Questa è la storia di un gelsomino. È la nostra storia.

Kino

…di delfini e di balene

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E anche per quest’anno le vacanze sono andate…siamo rientrati da qualche giorno, e devo ancora riabituarmi ad un risveglio senza l’oceano che riempie gli occhi di blu. È stato quasi sempre presente alla vista durante la settimana trascorsa a Pico, isola delle Azzorre. Lo si sentiva nelle narici e sulla pelle, l’oceano. Si sentiva il suo richiamo nel vento, onnipresente. Impossibile dimenticarsene, anche quando sfuggiva allo sguardo. All’orizzonte abbracciava un cielo altrettanto generoso, altrettanto immenso, non sempre così blu ma comunque bellissimo.

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L’oceano è selvaggio, è libero, si manifesta senza riserve e ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte alla potenza di una natura lasciata libera di esprimersi senza costrizioni. Credo che poche altre cose possano aiutare a ritrovare il contatto con se stessi, con le proprie priorità, a ridimensionare il valore delle cose, a volte troppe e inutili, di cui crediamo d’aver bisogno. Mi manca la salsedine sul corpo…già, perché in quell’oceano noi ci siamo immersi. Non ci ha accolti offrendoci una tazza di tè, siamo noi che ci siamo adattati alla sua libertà di non contenersi per nessuno. E nonostante la temperatura poco accomodante ci ha regalato grandi soddisfazioni, per usare un eufemismo. Ha realizzato uno dei miei sogni, l’oceano. Me le ha fatte incontrare le balene, da vicino. Così immense e inconsapevolmente generose, semplicemente libere. Forse non si sono nemmeno accorte di noi. Ah, se solo sapessero di quanta gioia e stupore mi hanno riempito gli o occhi e il cuore! Così silenziose, quasi si muovessero prestando attenzione a non disturbare la quiete degli abissi.

Altrettanti inconsapevolmente generosi, i delfini. Più timidi di quanto ci si aspetti, ci hanno accolti nel branco per qualche manciata di secondi. Sono veloci, i delfini. Ma per quella manciata di secondi, nuotare accanto a loro, che a volte sembravano rallentare leggermente come se sapessero quanto fosse speciale per noi trovarci in loro compagnia, è stato straordinariamente emozionante.

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A Pico ho visto il cielo di notte. Il cielo quello vero, anche lui generoso oltre ogni aspettativa. Lo so che sto abusando del termine “generoso”, ma mi sento così pieno di gratitudine per quest’isola! Il cielo di Pico dalle base del suo vulcano, a 1200 mt di altezza, è pazzesco. Le stelle così grandi e luminose credevo esistessero solo dopo Photoshop. E invece lì erano proprio sopra di noi, e si rincorrevano nella via lattea, ricordandoci anch’esse che siamo piccoli come granelli di sabbia.

Sono certo che tra qualche giorno tornerò a confrontarmi con quella dannata ansia che mi fa amplificare la portata dei problemi, ma per il momento mi sto godendo uno stato di grazia che mi spinge solo a cercare il vento.
Non posso che sentirmi infinitamente grato verso Pico, isola generosa.
Spero di averla salutata con un semplice arrivederci.

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Kino