Arrivederci Thai!

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Giunge sempre inaspettato, il giorno del ritorno. Anche se programmato coglie quasi di sorpresa. E mentre preparo la valigia mi accorgo che ho molte più cose da metterci di quante non fossero alla partenza. Non sono solo i souvenir e le camicie in lino fatte su misura in una bottega di Koh Samui a riempirla, ma tutte le esperienze vissute in questo viaggio indimenticabile. Entrare così profondamente in contatto con questa terra selvaggia e a misura di turista nel contempo, mi ha emozionato come non avrei creduto. Gli odori e i colori nei caotici mercati di Bangkok, l’abbraccio di un elefante a Chiang Rai, la doccia naturale sotto la cascata, i sorrisi timidi e cortesi delle bambine giraffa, e le divertenti contrattazioni sul prezzo dei viaggi in tuk-tuk. I tuffi nel verde esotico di panorami mozzafiato, il riflesso delle nuvole nelle risaie, il sapore speziato della cucina thailandese… Lascio questa terra con gli occhi e il cuore gonfi di emozione. Un’emozione che ho condiviso con il mio Gino: averlo accanto è stato un valore aggiunto che ha reso ancora più speciale il viaggio. Tra qualche ora faremo il check-in per il volo di ritorno, ma non avrò bisogno di voltarmi indietro per un ultimo saluto: tutto ciò che ho visto e vissuto è già divenuto un ricordo indelebile.

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Kino

 

Oltre le nuvole

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Kino ha la testa poggiata sulla mia spalla, mentre la mia testa posa sulla sua. Dormiamo tenendoci per mano, seduti sulle poltrone dell’aereo che da Malpensa ci sta portando a Bangkok per le vacanze estive.
– Dove siamo? – chiedo svegliandomi.
La risposta ce la dà lo schermo di servizio: stiamo sorvolando l’Afghanistan.

30.000 piedi sotto i nostri, qualcuno in breve tempo verrebbe a prenderci e ci trascinerebbe in prigione. Rischieremmo la condanna a morte, la fine violenta della nostra vita, solo per un gesto quotidiano di tenerezza. A terra, per dei Kino&Gino afghani, 10 km più a nord o più a sud non fanno nessuna differenza. Ma 10 km più in alto, oltre le nuvole, noi fortunati sfioriamo indisturbati questa legge spietata.

Sull’aereo, io e Kino ci guardiamo e ci diamo un bacino. E’ una specie di piccola preghiera per quegli amori segreti e impossibili, perché anche loro abbiano un luogo protetto dove poter vivere alla luce del sole. Una civiltà diversa sta sorgendo, oltre le nuvole delle ideologie crudeli. Presto, speriamo, da nessuna parte ci sarà differenza tra l’amore a terra e quello in cielo.

Gino

Ad ogni emozione il diritto di esistere!

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“È stranamente diffusa l’abitudine a pensare che una persona intelligente debba sempre comprendere. Che non debba mai adirarsi troppo, che non debba dispiacersi per le cose banali. Come se l’intelligenza fosse una prerogativa per imparare a non soffrire, a non provare delusione. Ma dispiacere e delusione hanno a che fare col cuore, col desiderio. Non con l’intelligenza.”
Dopo aver letto questa frase di Serena Santorelli su un social, ho iniziato a riflettere sull’idea di intelligenza. Per esempio al fatto che oggi il concetto di intelligenza è strettamente collegato a quello di moderazione. Una persona con modalità diplomatiche di esprimersi, esternare le proprie emozioni e gestire i conflitti, risulta spesso più intelligente di chi fa più fatica a comunicare e spesso si sente sopraffatto dai propri sentimenti. Ma è davvero così? Pensiamo ai grandi personaggi che nel corso della storia hanno contribuito a cambiare il mondo: i più non ci sono riusciti solamente appellandosi ad un intelletto particolarmente vivace ma bensì mossi da una spinta emotiva su cui probabilmente non avevano un grosso controllo. Se il popolo francese nel ‘700 avesse manifestato il proprio disagio chiedendo di poterne discuterne pacificamente con la bella Regina Maria Antonietta, anziché dar vita alla Rivoluzione, probabilmente starebbe ancora mangiando le brioches al posto del pane! Ma divagazioni storiche a parte, mi sono fermato a riflettere più sulle piccole delusioni che proviamo nella nostra quotidianità: quando banalmente ci rimaniamo male perché nessuno ci ha detto che stiamo bene con il nuovo taglio di capelli, quando ci arrabbiamo perché il nostro ragazzo o la nostra ragazza facendo la spesa ha scordato di comprare il cioccolato che ci piace, quando non abbiamo voglia di uscire perché la bilancia segna un chilo in più e una fetta di salame di troppo ci ha fatto spuntare un brufolo sulla fronte. Quando ci commuoviamo guardando l’ultima puntata della nostra serie tv preferita, quando ci sentiamo avviliti perché col conto in rosso non possiamo comprarci le scarpe della nostra vita, quando torna la gelosia per quell’ex dimenticato da una vita vedendone una foto con la nuova fiamma su Facebook.
Spesso quando ci ritroviamo in queste situazioni ci sentiamo in balia di sensazioni scomode che non vorremo provare perché ci sembrano sciocche. E ci sentiamo stupidi. Non ci sentiamo legittimati a sentirci in quel modo, come se potessimo scegliere noi come sentirci. Come se fosse necessario attribuire un senso alle nostre emozioni, giustificarle, dargli un valore razionale. Perché solo in questo modo avrebbero diritto di esistere senza procurarci vergogna. Ma la verità è che “dispiacere e delusione hanno a che fare col cuore, non con l’intelligenza.” Basterebbe imparare ad essere più indulgenti con se stessi, volersi più bene, accettarsi con tutte le paturnie, le giornate storte e gli sbalzi d’umore. Forse è questo che rende intelligenti!

Kino